Rocco Brindisi, una biografia

L'odio di razza trattasi di null'altro che dell'eterna lotta tra il giusto e l'ingiusto, che si combatte in tutto il mondo dall'inizio del tempo, e continuerà a combattersi in perpetuo. l'uno rappresenta il diritto comune delle genti, l'altro il diritto dei re. E' sempre lo stesso spirito che dice "Tu lavora e guadagna il pane ed io lo mangerò"; sia che esso ispiri la tirannia di un re o di una razza o sia che informi la condotta di una classe di uomini che cerchi di sfruttare un'altra classe. Esso è e rimane sempre lo stesso principio tirannico.
Abramo Lincoln

Dottor Rocco Brindisi nato il 25 maggio 1860 in Trivigno, Provincia di Basilicata, da Nicola Brindisi e Viola Abbate. Laureato nel luglio 1884 dalla Regia Università di Napoli. Ufficiale medico del regio esercito italiano dal 1884 al 1887. Nel 1887 emigrò in America esercitò la professione a Chicago fino al gennaio 1890 quando si trasferì a Boston. Dal 1891 al 1907 fu agente consolare prima poi viceconsole italiano a Boston. Ex presidente della Società medica italiana di Boston e del Comitato della Dante Alighieri, socio perpetuo della Dante. Socio onorario della Società Colombo e Stella delle Calabrie. Socio onorario dell’ordine “Figli d’Italia in America”. Presidente onorario della “Società Basilicata”. Ex socio del Touring club italiano. Un anno di chimico medica al Mass general Hospital col D. S. Vubrery membro della Man medical society e della Dante Society of Cambridje man. Ex membro dell’American association for the advance of Science. Ex menber del XX Century Club. Membro onorario della Loggia massonica Esperia di Boston e membro del (.) (Matheus Royal arb hapter). Maggiore medico nell’esercito italiano. Commendatore della Corona d’Italia. Autore di articoli in italiano ed in inglese pubblicati in giornali e riviste su argomenti d’indole politica, sociale, scientifica. Autore di monografie e conferenze sull’emigrazione italiana e di letture di scienza popolare e di letteratura italiana”

Così, con poche parole, Rocco racconta la propria vita su alcune pagine che precedono il suo Diario di un italo-americano.

 

 

Video di presentazione del personaggio Rocco Brindisi e del suo archivio

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Rocco nasce a Trivigno, piccolo comune lucano in provincia di Potenza, il 25 maggio 1860 da Nicola e Viola Abbate.
Rampollo di una famiglia della borghesia agraria della Basilicata di evidente tendenza liberale, tanto da essere bersaglio della furia distruttrice dei briganti che, la sera del 3 novembre 1861, attaccano e saccheggiano il paese, dando alle fiamme i palazzi delle famiglie Brindisi e Sassano e uccidendo otto cittadini di Trivigno.
Il giovane trivignese, dopo aver trascorso l’adolescenza tra le mura domestiche, si trasferisce a Napoli dove si dedica allo studio della medicina e nel luglio 1884 si laurea presso la regia università partenopea. Svolge attività di assistenza medica con il dottore Tommaso Senise ed il dottor Francesco Paolo De Sanctis, presso la Clinica universitaria, il Grande ospedale incurabili ed il Dispensario dermosifilopatico di Napoli.
Il 9 gennaio 1885 è ammesso nell’esercito italiano, a svolgere il suo dovere di cittadino, frequentando il corso teorico-pratico alla Scuola d’applicazione di sanità militare di Firenze; il 31 luglio 1885 diventa caporale e il 23 novembre successivo è promosso a sotto-tenente medico di complemento nel 54° reggimento fanteria.
Il 20 novembre 1887, in seguito a domanda da lui presentata, è dispensato dall’effettività di servizio nel regio esercito e, nello stesso anno, parte per gli Stati Uniti d’America approdando a New York. Esercita la professione medica nella città di Chicago fino al gennaio 1890 quando si trasferisce a Boston con la moglie Camilla Volini.
Nel febbraio del 1896 è nominato agente consolare d’Italia a Boston; nel 1902 ottiene la cittadinanza americana; nel 1903 è promosso vice-console ed il 19 novembre 1919, con regio decreto di Vittorio Emanuele III, è nominato commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.

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Gli ultimi anni di vita di Rocco sono tormentati dal fallimento della banca italo-americana che egli ha contribuito a fondare e nella quale ha riposto il suo sogno di far ritorno in patria, non più come medico, ma come presidente della sede italiana dell’istituto bancario. Con la chiusura degli sportelli della Cosmopolitan Trust Company egli è sul lastrico; ha perso tutti i suoi risparmi; per vivere è costretto a riprendere il suo lavoro di medico che ormai non gli rende più come prima. Egli conduce una «vita agitata per le liti e le citazioni per il fallimento della Cosmopolitan»; è turbato dal timore che la sua reputazione – unico capitale che gli resta – possa essere danneggiata. Al tramonto della vita il suo bilancio è amaro: «Ho circa sessantadue anni; ho lavorato sin da che adolescente aiutavo mio padre a copiare atti giudiziari negli uffici in cui egli era impiegato; ho sgobbato a studiare per conseguire una laurea; ho esercitato la mia professione coscienziosamente ed assiduamente per oltre trentacinque anni; non ho mai torto un capello a nessuno; ho sempre cercato di beneficiare altri; ed eccomi qua privato dei pochi miei risparmi per eccessiva fiducia in altri, proprio quando gli anni e i malanni minacciano di rendermi incapace di procacciarmi da vivere. Non ho avuto mai la brama di ricchezze; ne la fame dell’oro mi assilla ora che sono presso al tramonto. Ma l’idea che un giorno o l’altro io debba trovarmi nella impossibilità di sostentar me e mia moglie, o debba, morendo, lasciar lei nel bisogno, mi tortura l’anima. E a volte mi domando: perché non ho fatto come tanti altri, che ora vivono nell’agiatezza e godono di stima del prossimo, dopo aver adoperato, senza veruno scrupolo tutti i mezzi e tutte le male arti per arricchirsi? Fu virtù il resistere, come feci, a tante tentazioni o fu debolezza? Gran mistero è quello della coscienza umana!».
Rocco Brindisi muore il 14 dicembre 1936 per una insufficienza cardiaca, nel suo ufficio di Boston al 149 di Richmond Street, avendo al suo fianco Sofia Buonamici, seconda moglie sposata poco tempo prima. Sofia, rimasta ormai sola, decide di ritornare a Firenze portando con se le ceneri di Rocco che oggi riposano nel cimitero di Trespiano (FI), vicine a quelle della moglie.

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Il fine, al quale, a mio giudizio, dovrebbe tendere l’opera di amalgamazione, non deve essere quello di comprimere, deformandola ed impedendone la libera estrinsecazione, l’anima emigrata in un modello creato dalla paura e dall’autosufficienza dei custodi del sacro fuoco puritano. Deve essere invece lievito di assimilazione spontanea, che, in cambio di sopprimere o mutilare le qualità originarie, le conservi e le sviluppi in armonia con tutte le altre energie nazionali.

Rocco Brindisi