Una vita impegnata

Negli Stati Uniti d’America Rocco Brindisi si fa conoscere prima di tutto per le qualità professionali, la sua pratica medica ha quasi del miracoloso tanto da conquistare la ribalta della cronaca; del 1891 e 1892 sono gli articoli che titolano Pel dottor Rocco Brindisi di Boston, Ringraziamenti di un guarito, Per una cura medica. Il primo articolo, riportato dal PROGRESS dell’8 dicembre 1891, riferisce delle cure prestate al figlio dei signori Giovanni e Maria Ponti che «lavorando nella fabbrica di paste, che questi ultimi tengono in questa città, si ebbe quasi strappata per inavvertenza la prima falange di un dito, in modo tanto pericoloso da consigliar al dott. Eliot, medico di Polizia, la immediata recisione del dito minacciato da cancrena. Chiamato a consulto il dott. Brindisi, questi imprese a curare il ragazzo e lo fece in modo così perfetto da restituirgli la piena articolazione del dito condannato»; il secondo e terzo articolo, riportati dal CRISTOFORO COLOMBO, pubblicano le lettere ricevute il 28 dicembre 1891 ed il 15 gennaio 1892 rispettivamente dal signor De Filippo, che dichiara volere usare il giornale per ringraziare tutte le persone che gli sono state accanto durante la sua malattia «in particolar modo all’ottimo d[otto]r Brindisi le cui sapienti cure sono state per me una vera provvidenza» e dal signor Carmine De Cristoforo che chiede «di voler pagare un debito di gratitudine (…) verso l’esimio d[otto]r Rocco Brindisi, facendo conoscere al pubblico che, mercé le intelligenti e le energiche cure del sullodato dottore, mia moglie scampò da certa morte».

In breve tempo egli riesce a conquistare la fiducia e l’apprezzamento della «Colonia italiana» e dei suoi colleghi «americani e tedeschi» che, come sottolinea l’articolo del PROGRESS dell’8 dicembre 1891, «presero a stimarlo e quando parlano di lui, lo fanno in termini della più alta considerazione». Entra così a far parte della Società medica italiana di Boston, di cui sarà anche presidente, della Man medical society e dell’American association for the advance of science.
La sua professione gli permette di osservare, conoscere ed approfondire le condizioni di vita degli emigranti italiani, specialmente il loro modo di vivere la condizione di emigrante; tutto ciò lo porta a scrivere testi quali i Mutamenti fisici e psichici che subisce l’emigrato italiano in America oppure I fattori della evoluzione psichica dei popoli europei e, ancora, Il lavoro nella biologia e nella semiologia ma, principalmente, egli da voce a quella moltitudine di connazionali attraverso l’impegno sociale e culturale e, non ultimo, attraverso il ruolo assunto presso il Consolato d’Italia a Boston.
Quasi subito aderisce a numerose organizzazioni come il Comitato della Dante Alighieri, la Società Colombo e l’Ordine figli d’Italia in America.

6

Iniziano anni di intensa attività in cui egli è chiamato a partecipare ad incontri, convegni, anniversari; si susseguono così i discorsi tenuti nelle diverse manifestazioni che rappresentano l’occasione giusta per indicare ai suoi connazionali la strada da percorrere per essere considerati cittadini al pari degli altri, come nel discorso del 1900 alla Società Colombo di Worcester dove afferma che «non è gridando a squarciagola nei meeting che noi siamo figli di eroi, che Colombo era un italiano, che noi abbiamo una storia ricca di gloriose tradizioni, non è lanciando anatemi e ingiurie contro i nostri denigratori che si neutralizza, più che l’odio, il disprezzo che una certa classe di americani sente per noi, non è con le proteste verbose che si risponde alle inumane leggi per la restrizione della emigrazione ed ai vituperi che ogni giorno schizzano contro di noi i membri delle camere legislative, ma è col lavoro collettivo assiduo e coordinato, è con la efficace cooperazione al benessere di questo popolo cosmopolita è con la partecipazione al governo della cosa pubblica per mezzo di rappresentanti valorosi della nostra nazionalità piuttosto che per mezzo di nullità parassitarie, è col fare dei nostri bambini uomini coscienti più che bestie da soma è col tenere alta la nostra dignità e il nostro decoro a fatti e non parole, che potremmo ricacciare in gola agli anti-italiani l’atroce calunnia che noi siamo degenerati» .

La battaglia a questo tipo di considerazione denigrante, che una parte del popolo americano ha nei confronti dell’emigrante italiano, apre un dibattito pungente anche sui giornali, esemplificativa è la lettera che Rocco Brindisi invia al professore Frank La Cauza con la quale manifesta il suo apprezzamento «sincero e grato» alla confutazione magistrale fatta nella lettera all’editore BOSTON POST in merito alle osservazioni diffamatorie pronunciate dal professore East sugli immigrati italiani e, continua osservando che, la menzione fatta sul numero sempre crescente di studenti d’origine italiana all’Università di Harvard, è lo strumento più efficace nel demolire questo tipo di «diffamazione bigotta» .

7
8
10

Ogni sforzo di Rocco Brindisi, tende alla conquista dei diritti civili, a trasformare lo status di emigrante in quello di cittadino perfettamente integrato, senza però rinunciare alla propria identità e cultura italiana che deve essere promossa e partecipata. In questo senso va interpretato il suo obbligo civile di divulgare la lingua e la cultura italiana presso la società americana ma, nello stesso tempo, di promuovere negli emigranti, l’apprendimento della lingua inglese, così come egli stesso afferma nel discorso tenuto il 20 settembre 1917 al Tremont Temple «A conseguire questo duplice mezzo non vi è più efficace di quello della diffusione della lingua, della storia e della letteratura italiana; poiché nulla vale a generare ed a rafforzare la propria dignità meglio della conoscenza di sé; e non v’ha strumento più valido a creare la mutua fiducia ed mutuo rispetto della reciproca conoscenza. Tutti gli equivoci, tutte le diffidenze tra singoli uomini, come tra gruppi etnici e fra nazioni, si possono dire dovuti all’ignoranza della verità intorno alle cose nostre ed altrui, che a sua volta genera la presunzione e la maldicenza».
I

11
12
18

In tale direzione va inserita la proposta formulata dal Comitato di italiani residenti in America, tra i quali Rocco Brindisi, al Governo italiano, di donare all’università di Harvard una statua di Dante Alighieri motivandola come un gesto che «varrebbe ad accrescere la simpatia degli americani, a cementare maggiormente i vincoli di amicizia esistenti fra l’Italia e questa nazione e ad attestare la nostra gratitudine alla maggiore università degli Stati Uniti per aver dato vita alla prima Società dantesca in questo paese».
Nel 1924 il Consolato d’Italia a Boston, facendo proprio l’obiettivo di diffondere e promuovere la lingua e la cultura italiana nella giurisdizione del Massachusetts, istituisce il Consiglio scolastico, di cui fa parte anche Rocco Brindisi, con particolare mandato di vigilanza sulle scuole pubbliche e private in cui insegnare l’italiano.

13
15

Ma le idee di integrazione culturale ed uguaglianza sociale propagandate da Rocco, si scontrano con la dura realtà quotidiana e così, la «mentalità bigotta» porta nel buio delle prigioni americane due innocenti la cui unica colpa è quella di essere emigranti italiani: Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.
Duro il discorso di Rocco Brindisi pronunciato il 14 settembre 1921 alla Symphony Hall di Boston in occasione del sesto centenario della morte di Dante Alighieri «vero è che di tanto in tanto si risolleva, per opera soprattutto di pubblicisti americani di pelo fulvo, un’onda di fobia contro le popolazioni sud-orientali d’Europa a pelo scuro; onde che provocano vergognosi episodi di violenza, come quelli verificatisi nel luglio scorso in Pennsylvania, o verdetti inqualificabili, come quello di Dedham. Ma non v’ha dubbio che queste onde malefiche si frangeranno definitivamente contro la diga, che i nostri giovani van costruendo con volontà ed energia».

19
16

L’eco del discorso raggiunge gli stessi sventurati che apprendono quanto accaduto dal quotidiano LA NOTIZIA del 17 settembre 1921 e inviano a Rocco Brindisi una commovente lettera di ringraziamento per le parole pronunciate in loro difesa «Pregiatissimo d[otto]r Brindisi, lessi e rilessi lo squarcio dell’orazione da lei pronunciata alla Symphony Hall in occasione della celebrazione dantesca; squarcio riportato da la Notizia il 17 c[orrente] m[ese]. E due volte dimenticai la condanna e la prigione. Più che per l’altissimo valore e probabile efficacia della sua squalifica al verdetto che minaccia la mia vita e la mia libertà e che forse, prima di me, ucciderà il mio vecchio padre, più che per l’alto gradimento intellettuale, pel dolce oblio, le sono grato per le verità enumerate con linguaggio degne d’essa e del tema e con tanto civile coraggio. Il mio compagno di principî e di sventura, è ugualmente commosso e riconoscente, onde unitamente la preghiamo di accettare e gradire quest’umile testimonianza dei nostri sentimenti. Bartolomeo Vanzetti Nicola Sacco».

L’attività di Rocco Brindisi si concentra anche nell’attivazione, presso la Cosmopolitan Trust Company, di un servizio bancario più diretto e più spedito tra la «Nuova Inghilterra» e l’Italia soprattutto per le rimesse di denaro degli emigrati negli Stati Uniti. Per definire i termini dei rapporti commerciali e finanziari tra i due paesi, egli torna in Italia nel 1919 come delegato dell’istituto bancario insieme a George P. Kinsman, assistente tesoriere della Cosmopolitan Trust Company. Probabilmente la spedizione in Italia si rivela un fallimento considerato che solo due anni dopo, nel 1921, Rocco e George P. Kinsman sono condannati dal Tribunale di Napoli, «in nome proprio e quali rappresentanti della defunta Metropolitan Trust Company», al pagamento di lire seimila, oltre le spese e gli interessi, in favore del notaio Vincenzo Lombardi. Dure le parole che Rocco annota sul suo diario tanto da definire la sentenza emessa contro di lui e George Kinsman, come «un documento della disonestà dei giudici e dei testimoni e pare redatta dall’avvocato del Lombardi. Costui mi fu presentato da mio fratello Ferdinando come onesto e competente. Viceversa è un imbroglione e ladro matricolato». In realtà poche sono le notizie sull’istituto bancario che ci fornisce lo stesso Rocco nelle pagine del suo diario: fondata con capitale americano ed italiano, la Cosmopolitan Trust Company è costretta a chiudere gli sportelli il 24 settembre 1920 per l’impossibilità di «far fronte alle richieste dei depositanti» e quindi «mettersi a discrezione del Bank Commissioner».

23

Grande il suo impegno durante la prima guerra mondiale, infatti, quale presidente del Comitato del Massachusetts di assistenza civile per i profughi della guerra d’Italia promuove una raccolta di denaro per l’assistenza civile dei profughi italiani durante la guerra, che invia al Governo italiano. Nella lettera dell’8 febbraio 1918 indirizzata a Vittorio Emanuele Orlando, presidente del Consiglio dei ministri, Rocco Brindisi sottolinea «lo slancio ammirevole con cui gli operai del Massachusetts risposero all’appello della patria e della carità. Perocché, se si fa eccezione di singole offerte relativamente rilevanti ma non numerose da parte di italiani benestanti e di qualche americano, la cospicua somma raccolta è sostanzialmente costituita dalle oblazioni dei nostri lavoratori, che per la più parte si imposero spontaneamente il dovere di versare a beneficio dei profughi la giornata di lavoro guadagnata il 3 dicembre, che dal governatore dello Stato fu designato come Italian day» e aggiunge che «il comitato ebbe tra gli altri solerti cooperatori, un sotto-comitato femminile che raccolse la somma di lire ventisemila (…) delle quali il prelodato sotto-comitato desidera che lire duemilaquattrocento siano dedicate a beneficio dei bambini orfani dei profughi». Nella successiva lettera del 26 agosto 1918 Rocco precisa che le somme versate dal comitato al Governo italiano formano un totale di Lire duecento settantasette mila cinquecento ottanta.

21
22

Nel corso della sua esistenza, all’uomo ed al medico Rocco Brindisi, sono stati riconosciuti grandi meriti professionali, civili ed intellettuali sia dalle comunità emigranti, sia dalla opinione pubblica americana, sia dalla Nazione Italia, lo confermano le tante nomine ed attestati di stima che ancora oggi si conservano nel suo archivio.
La nomina a socio onorario della Scuola per le giovani italiane, investitura tributatagli, dalla direttrice della scuola napoletana, Vittoria Fiorelli, «in segno di alta stima ed ossequio per gli alti meriti che tanto lo distinguono» (Napoli, 15 aprile 1891).
La nomina a vice-console d’Italia a Boston, conferitagli per i servizi resi quale regio agente consolare ed in «omaggio alle belle qualità personali che la distinguono» (Washington, 19 febbraio 1903).
La nomina a relatore, per conto della Commissione italiana, sui motivi per cui gli Stati Unititi dovrebbero dichiarare il 12 ottobre, festa nazionale (Boston, 15 febbraio 1910).

25

Gli attestati di stima ricevuti dalla regina madre, Margherita di Savoia, per la «opera di civiltà e patriottismo» svolta dal Comitato della Società nazionale Dante Alighieri da lui presieduta (Gressoney, 26 luglio 1914).
La nomina a relatore alla serata commemorativa in omaggio «allo spirito di coraggio e spirito di sacrificio del popolo italiano e dei loro eserciti coraggiosi» nel terzo anniversario dell’ingresso in guerra dell’Italia (Boston, 23 maggio 1918).
La nomina ad ufficiale e, qualche anno dopo a commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (Roma, 15 aprile 1920).
La nomina a membro del Comitato per le onoranze a Diaz (Boston, 27 ottobre 1921).
La proposta di Albert Dargie per la nomina di Rocco Brindisi a membro del Consiglio di amministrazione della sezione di Boston della Italy America Society (New York, 9 settembre 1925).
La volontà, manifestata dal professore Cadicano, di inserirlo tra le «persone colte che danno lustro all’Italia in America».

26
27

La penna di Rocco, oltre ai mirabili discorsi scritti nelle diverse occasioni, ha saputo essere al servizio dell’ironia, del valore e dell’amore; due gli esempi emblematici che si propongono: Donne magre e grasse ed Evoé.

Il primo è un sonetto sarcastico nel quale, dietro lo pseudonimo di Errebi, Rocco si diverte a sferzare i costumi e le mode svilenti del nuovo modello femminile che la società propone

33

La seconda poesia è stata composta nel 1933, quando ormai l’era del proibizionismo è ormai conclusa. I versi celebrano il vino come elemento integrante della cultura e della storia di un popolo e, in particolare esaltano la bontà e la qualità del vino italiano contro i rigori della politica americana che, per più di dieci anni, ha proibito la produzione, la vendita ed il trasporto delle bevande alcoliche

«RACIMOLI
In occasione dell’abolizione del XVIII
emendamento della Costituzione.
5 dicembre 1933

Evoé
Fiore di lino:
tempo è ch’ogni assetato americano
dia il ben tornato al generoso vino.
Fiore di pero:
una bottiglia o due di quello puro
serve a dare lo sfratto all’umor nero.
Fior di passione:
di libero il licor può far gran bene
a chi pressato sia da depressione.
Fiorin di prato:
Capri e Pomier del ballo di San Vito
posson guarire il dollaro malato.
Fior di verbena:
se bevi buon sciroppo di cantina
struggi l’amaro di qualsiasi pena.
Fiore di pane:
e per ogni bicchier che tu ti beva
scacci un pensiero che sull’alma greva.
Fiore d’inverno:
di guarire dello spleen tu speri indarno
senza vin Barbera, Asti o Falerno.
Fior di vaniglia:
dal bel Paese che niun altro uguaglia
vien la luce del sol messa in bottiglia».

34