Un’altra Basilicata è nel mondo

Dal 1876 al 1970 sono espatriati 659.887 lucani

La Basilicata è stata una delle regioni italiane che ha visto crescere sempre più l’entità del fenomeno migratorio. Come si evince dal grafico, l’emigrazione lucana presenta un indice inferiore soltanto al Veneto. Se si considera poi che quella lucana ha caratteristiche permanenti, mentre quella veneta è soprattutto di carattere temporaneo, le cifre acquistano un significato ancora maggiore.

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L’emigrazione lucana si sviluppa dalle zone montuose del Potentino e del Lagonegrese, poi si allarga anche alla collina e alla pianura. I primi a partire sono i piccoli affittuari terrieri, li seguono i braccianti, poi i piccoli proprietari coltivatori. Dopo i lavoratori della terra, toccherà emigrare ai pastori, boscaiuoli, giardinieri. Sarà poi il turno degli artigiani e operai. Muratori, manovali e altri addetti all’edilizia saranno gli ultimi a lasciare la Basilicata. Secondo i dati riportati da Francesco Saverio Nitti, tra il 1869 e il 1876 sono ben 14.000 lucani a fare le valigie. E la cifra crescere negli anni: dal 1880 fino al 1887 l’emigrazione lucana diventa un vero e proprio esodo con una perdita media di 8.932 persone all’anno. In questi anni la crisi agraria e la svolta protezionistica del 1887, causa della chiusura dei mercati europei ai prodotti agricoli meridionali, danno il colpo di grazia: tra il 1896 e il 1905 gli espatri dalla Basilicata raggiungono una media di 12.000 persone all’anno.

Uno dei primi analisti del fenomeno migratorio è il l’economista, saggista e politico Francesco Saverio Nitti, il quale nel suo saggio “Per una banca italo-americana” scrive:

archivio Rocco Brindisi

Veduta di Trivigno

“La disgrazia di tutti gl’italiani degli Stati Uniti è che sono per lo più sfruttati indegnamente dai così detti banchieri e dai bosses, ossia ingaggiatori e padroni, che si abbandonano a speculazioni addirittura infami su gente poverissima.

Dagli Stati Uniti sono mandati in Italia oltre 70 milioni all’anno dagli emigrati ai apparenti e alle famiglie…
Nel Massachusetts, dove sono circa 15 mila italiani e nella sola capitale, Boston, almeno dieci banche italiane; «le quali – nota il vice-console di Boston dottor Brindisi- non meritano punto questa denominazione»

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L’esodo lucano non si arresta con la seconda guerra mondiale ma continua incessantemente. Tra il 1946 e il 1970 hanno lasciato la Basilicata 209.489 persone. Dalla data in cui sono stati rilevati statisticamente i dati sull’emigrazione lucana, quindi dal 1876, al 1970 sono espatriati 659.887 lucani. Se si considera che il numero di abitanti della regione si aggira al di sotto e non al di sopra di questa cifra, si comprende quanta Basilicata esista nel mondo.

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Il paese originario di Rocco Brindisi, Trivigno, paese dell’Appennino lucano dell’Alta Val Basento, rispecchia perfettamente le quattro fasi migratorie storiche e la preferenza per le destinazioni d’oltreoceano rispetto a quelle europee. Dal 1911 al 1930 le città preferite dagli emigrati trivignesi sono soprattutto gli Stati Uniti, poi l’Argentina e infine il Brasile. Dalla crisi del ’29,la grande depressione americana, inizia a calare il flusso diretto in America e le destinazioni europee crescono gradualmente. La Francia è sicuramente lo Stato europeo che accoglie più trivignesi, segue la Svizzera e, infine, la Germania.