L’immigrazione in Italia oggi

Il “valore” della razza

La razza si rivela negli uomini che non si lasciano andare a volubili entusiasmi trascinati dall’istinto del gregge, negli uomini che non hanno come unica guida l’interesse, negli uomini che non piegano la schiena, perché vedono nella propria origine non un potere o un privilegio ma un obbligo interiore: noblesse oblige …
… L’appartenenza alla razza dei Signori li esenta dal dare prova di nobiltà e perfino di qualsivoglia coscienza morale. L’identità l’hanno ricevuta come un dono che non hanno fatto nulla per meritare …
C’è una sorta di felicità nel conformarsi alle «idee collettive di genere estremamente primitivo» e rinunciare in tal modo non alla libertà d’espressione ma al faticoso compito di pensare …”
(Un cuore intelligente di Alain Finkielkraut, 2011 Adelphi S.P.A. Milano)

“Se ti prende l’uomo nero ti tiene un anno intero”. Così si diceva ai bambini per farli spaventare. Oggi l’uomo nero è ancor più nero e siamo noi a “trattenerlo” per più di un anno, forse perché si è trasformato in una merce. Se il Ministero dell’Interno stanzia ogni giorno dai 40 agli 80 euro (circa) per ciascun migrante irregolare rinchiuso nei Cie, dai quali si generano appalti per milioni di euro, e si sono create apposite organizzazioni italiane che “gestiscono” questa irregolarità partecipando a gare d’appalto altrettanto milionarie, può sorgere qualche dubbio sulla mercificazione dell’ “uomo nero” e su chi ne trae beneficio.

immigrazione

Foto di Angelo Sabatiello

 

«Quando si affievoliscono i diritti di un solo individuo del consorzio umano, automaticamente si attenuano i diritti di tutta l’umanità. Il diritto monco di tutti coloro che sono percepiti “diversi” comporta la recisione dei diritti di tutti noi, in qualità di cittadini ma anche di contribuenti». Comincia così l’analisi giuridica ed etica dell’avvocatessa Gabriella Telesca, operatrice del diritto dell’immigrazione.
La bassissima tutela legale e costituzionale di cui sono vittime le popolazioni “altre” in Italia, a partire dagli immigrati per finire ai rom, li rende facili prede di circuiti economici al confine tra gli interessi dei grandi gruppi e una nuova tratta di uomini, a cui il nostro sistema giuridico ha tolto la voce. «La condizione di debolezza in cui versa il cittadino immigrato, percepito essenzialmente in termini sicuritari, comporta una grave e intollerabile violazione dei diritti e delle libertà personali di cui è titolare, compromettendone altrettanto gravemente, il diritto di difesa e d’accesso a un giusto processo –spiega l’avvocatessa Telesca- In tale contesto il passo che conduce alla “detenzione” in un Cie o al confinamento in un campo rom è brevissimo. Il sistema normativo, sia esso nazionale che comunitario, e le procedure previste, sebbene impongano il dovere di operare nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo, in pratica si traducono in un ingranaggio che impedisce, di fatto, l’esercizio di tali diritti e libertà».
La demonizzazione che si infiltra sempre più prepotentemente nell’immaginario collettivo italiano, a opera dei media e di certa retorica politica, è il cavallo di Troia che entra nelle nostre città per incendiare quel po’ d’umanità che è rimasta. «La paura che viene subliminalmente propagandata è la migliore strategia per distrarre l’opinione pubblica da quello che accade realmente in questi non-luoghi, in cui le persone vengono detenute non per aver commesso un crimine ma per aver cercato una speranza in uno Stato che non è il proprio, e ottenere così un tacito consenso su ogni politica messa in campo –continua l’esperta di diritto per l’immigrazione- Se il dibattito sul tema dell’immigrazione è ridotto esclusivamente a questioni di ordine pubblico e pubblica sicurezza si finisce, inevitabilmente, per legittimare e sostenere, più o meno consapevolmente, politiche d’intervento a volte discutibili. Mi riferisco all’abuso che spesso si fa dell’istituto dello “stato d’emergenza” che, anche laddove viene dichiarato per fronteggiare situazioni di emergenza umanitaria e apprestare le opportune misure d’assistenza, rischia di far innescare meccanismi piuttosto ambigui e difficilmente controllabili a scapito della tutela di beni primari che attengono alla vita e alla libertà della persona. Vorrei ricordare dei versi di Bertolt Brech –chiosa l’avvocatessa Telesca- per sintetizzare cosa può accadere quando si limita il diritto di un solo componente dell’umanità: “Prima di tutto vennero/ a prendere gli zingari/ e fui contento, perché rubacchiavano./ Poi vennero a prendere/ gli ebrei e stetti zitto,/ perché mi stavano antipatici./ Poi vennero a prendere/ gli omosessuali, e fui sollevato,/ perché mi erano fastidiosi./ Poi vennero a prendere/ i comunisti, ed io non dissi niente,/ perché non ero comunista./ Un giorno vennero/ a prendere me, e non c’era rimasto/ nessuno a protestare“».
Alle considerazioni dell’avvocatessa Telesca si possono aggiungere degli interrogativi che potrebbero evitare mercati di questo tipo, solo e sempre per non rinunciare “al faticoso compito di pensare”: veramente vogliamo pagare milioni di euro per la segregazione di individui solo colpevoli d’esser nati altrove? Perché i Cie, come i campi rom, sono lontani dagli sguardi della gente e risiedono nelle zone più periferiche delle città? Perché i giornalisti, o chiunque altro, non possono entrare in questi luoghi? Sarà perché la coscienza di un atto così disumano non la si vuole mettere al sole in quanto implicherebbe un ripensamento sui capisaldi dell’homo oeconomicus?

Centri di accoglienza

(CDA)

Sono strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento. (L. 563/95)
Centri di accoglienza richiedenti asilo

(CARA)

Sono strutture nelle quali viene inviato e ospitato per un periodo variabile di 20 o 35 giorni lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato. (DPR 303/2044 – D. Lgs. 28/1/2008 n.25)
Centri di identificazione ed espulsione

(CIE)

Anteriormente denominati centri di permanenza temporanea e assistenza (CPTA), sono strutture destinate al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all’espulsione (cosiddetta “detenzione amministrativa”).

Istituiti in ottemperanza a quanto disposto all’art. 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/98), con l’entrata in vigore del “pacchetto sicurezza” (L. 94/2009) il termine massimo di permanenza degli stranieri nei CIE è passato da 60 a 180 giorni complessivi. Il 16 giugno 2011, un decreto legge (n. 143) varato dal Consiglio dei ministri ha triplicato i tempi di permanenza, che da 180 giorni  passano a 18 mesi.